Fortunatamente, le piante hanno un nome scientifico riconosciuto universalmente, se non fosse così saremmo costretti a conoscere i singoli nomi comuni utilizzati localmente, una vera tragedia! Per ogni stato, ma anche regione e a volte singolo comune esiste un nome detto ‘’volgare’’ quello che la gente usa comunemente e che può dar adito a incomprensioni. Ad esempio, col nome comune “biancospino” vengono talvolta indicate sia le spiree a fioritura primaverile sia i Crataegus oxiacantha e monogina, causando notevoli confusioni e possibili incomprensioni. Col nome scientifico latino, invece, quando si parla di Spiraea thunbergii, o di Crataegus monogina, ci si riferisce a quella pianta e non ad altre.

L’identificazione di una pianta con il nome scientifico prende il nome di sistema di classificazione binomio ed è espresso col nome del genere e della specie.

Tale sistema è stato sviluppato nel diciottesimo secolo dallo studioso svedese Carlo Linneo, e la lingua utilizzata è quella che ai tempi era conosciuta dagli scienziati perché permetteva loro di comunicare senza dover conoscere le diverse lingue di appartenenza, il latino.

Questo sistema di nomenclatura, legato all’uso di due nomi (quello del genere scritto maiuscolo e quello della specie minuscolo, ad esempio Rosa canina) a volte presenta un terzo nome, quello della varietà, scritto tra due virgolette semplici e con l’iniziale maiuscola. Nell’ambito della stessa specie, infatti, gli individui possono presentare differenti caratteri di dettaglio, trasmissibili attraverso il codice genetico e non dovuti all’influenza di fattori ambientali, come ad esempio la forma della chioma, colorazione del fiore, o altro, e quindi per distinguerli dalla specie di origine o dalle altre varietà si aggiunge un terzo nome. Il Fagus sylvatica, ad esempio, ha la varietà con i rami pendenti che si chiama Fagus sylvatica ‘Pendula’ e quello con le foglie rosse che si chiama Fagus sylvatica ‘Atropurpurea’.

QUALCHE INDICAZIONE SULLA PRONUNCIA

Ecco come si pronunciano i nomi latini.

  • Il dittongo “AE” si pronuncia “E” (esempio: Aesculus  si pronuncia Esculus).
  • l dittongo “PH” si pronuncia “F” (esempio: Photinia si pronuncia Fotinia)
  • Il dittongo “OE” si pronuncia “E” (ad esempio: coeruleo si pronuncia ceruleo)
  • La lettera “Y” e la “J” si pronunciano “I”
  • La lettera “H” è muta (ad esempio: Chamaecyparis si pronuncia Cameciparis)
  • La lettera “T” seguita da vocale si pronuncia “Z” (ad esempio: Parrotia si pronuncia Parrozia)

Naturalmente si fa riferimento alla pronuncia scolastica, che si conosce e normalmente si adotta, anche se in realtà la pronuncia classica, cioè quella del latino del ceto colto di Roma nel I sec. a. Cr, (di Cesare, Cicerone, fino a Tacito, per intenderci) era diversa e nella maggior parte dei casi i dittonghi venivano pronunciati così come venivano scritti.

I nomi del genere e della specie sono in latino e quindi vanno letti secondo le indicazioni riportate precedentemente, ma i nomi delle varietà possono essere derivati dal nome del classificatore che per primo le ha individuate o ha ottenuto la varietà, in tal caso i nomi vanno letti con la pronuncia della lingua relativa.Potrebbe capitare, inoltre, di incontrare dei nomi che presentano una ‘’x’’ all’interno, ad esempio Tilia x vulgaris. In questo caso il nome si legge: Tilia per vulgaris e significa che quella pianta è il risultato di un incrocio di due specie diverse, Tilia cordata con Tilia platyphyllos, dando origine ad un terzo individuo in grado di riprodursi e che ha caratteristiche diverse rispetto ai due genitori da cui deriva.