Credo che il problema più grosso per chi possiede piante da interno sia capire quanta acqua dare e con che frequenza. La domanda che più frequentemente viene fatta è: quanto devo bagnare il mio… o la mia…?

Non esiste purtroppo una risposta universale, la quantità di acqua da fornire non solo cambia da specie a specie ma è influenzata da molti fattori ambientali, la dimensione della pianta, più foglie ha e più sono grandi, maggiore quantità di fotosintesi farà e quindi maggiore quantità di acqua dovrà essere fornita dall’apparato radicale.

La quantità può variare anche da momento a momento della giornata o della stagione: più luce c’è e maggiore fotosintesi viene fatta. Un  altro fattore che influisce è l’umidità dell’aria: se è scarsa la pianta avrà bisogno di irrigazioni in maggiore quantità o più frequenti.

Come si risolve quindi questo problema? La soluzione è più semplice di quel che sembra, basta lasciare che sia la pianta a decidere quanta acqua assorbire con le radici, così come avviene in natura. Questo è possibile modificando le abitudini di annaffiatura, invece di annaffiare mettendo l’acqua sulla superficie del vaso basterà irrigare per immersione in modo che le radici abbiano sempre a disposizione la giusta umidità così come avviene in natura.

In generale comunque se bagnate con il metodo tradizionale dall’alto del vaso è meglio bagnare meno che bagnare troppo, l’eccesso di acqua nel vaso limita la circolazione dell’aria e quindi dell’ossigeno, elemento fondamentale per la vita delle radici. Terricci fradici possono essere causa di marciumi radicali che si manifestano nella parte aerea con ampie macchie marroni e mollicce sui bordi o alla base delle foglie.

L’ irrigazione per immersione è il metodo utilizzato ormai in modo diffuso dai vivaisti. Vi sarà capitato di andare ad acquistare piante presso centri del giardinaggio e vederle posizionate in grandi vasche o banconi da coltivazione. L’irrigazione delle piante viene fatta allagando il bancone o la vasca. L’acqua penetra all’interno del vaso attraverso i buchi che ci sono sul fondo e diventa disponibile per le radici che ne assorbono la quantità che in quel momento gli serve. Il livello dell’acqua è di pochi centimetri e la frequenza viene stabilita in funzione del tipo di pianta e della stagione.

Bene possiamo copiare questo sistema e utilizzarlo anche per irrigare le piante da interno. ATTENZIONE FUNZIONA SOLO SE NON SI ANNAFFIA PIU’ DA SOPRA IL VASO E QUINDI NON PUO’ ESSERE USATO ALL’ESTERNO DOVE PIOVE.

Come si fa

Il metodo di irrigazione per immersione imita la situazione che viene a verificarsi in natura, l’acqua si trova in profondità nel terreno e le radici delle piante la assorbono quando e nella quantità che è necessaria. Quindi basta fornire il vaso di un sottovaso impermeabile che abbia una dimensione in diametro di almeno 4-5cm maggiore del diametro superiore del vaso, più grande è e meglio è perché può rappresentare una riserva di acqua che dura parecchi giorni fino a qualche settimana. La quantità di acqua che si mette nel sottovaso è pari alla sua altezza, normalmente i sottovasi hanno un’altezza di 4-5 cm. Se avete un contenitore di dimensioni maggiori in altezza limitatevi ad aggiungere uno strato di 5 cm di acqua.

livello dell'acqua irrigazione per immersione
Livello dell’acqua con irrigazione per immersione

Questo sistema funziona meglio se il vaso è in coccio perché questo tipo di vaso assorbe acqua anche attraverso la parete porosa di coccio e fornisce altri vantaggi, come vedremo più avanti, ma può funzionare con buoni risultati anche con vasi in plastica ma che presentino sul fondo più buchi.

A questo punto non dovete fare altro che aspettare che tutta l’acqua sia stata consumata, lasciate quindi un intervallo di qualche giorno fino anche ad una settimana, a seconda del tipo di pianta e della situazione; ad esempio con lo Spathiphyllum l’intervallo di tempo deve essere abbastanza breve, solo qualche giorno dato che non deve asciugare il terriccio, invece nel caso dei Ficus si può lasciar passare anche una settimana o più fino a quando non si è asciugato anche il  substrato dato che non amano l’umidità eccessiva. Quindi rimettete l’acqua fino all’orlo. Vedrete che il consumo di acqua potrà anche cambiare nel tempo e vi potrà capitare di bagnare la stessa pianta in modi diversi a seconda della stagione. 

Con questo sistema di irrigazione per immersione Il substrato nel vaso rimarrà sempre ben arieggiato permettendo all’aria di circolare negli spazi tra le fibre del substato in modo da fornire ossigeno alle radici. 

Con il metodo tradizionale, invece, continuando a bagnare dalla parte alta del vaso col tempo e con il peso dell’acqua ma soprattutto grazie alle particelle fini di terriccio che l’acqua trascina con sé, spariranno gli spazi tra le fibre rendendo sempre più asfittico il terreno perché l’aria fatica a circolare.

Continuando a bagnare dell’alto arriverà il momento in cui l’acqua prima di defluire nel vaso rimarrà in superficie allagando la parte superiore del vaso e magari mettendoci ore prima di essere assorbita. Una situazione simile indica con certezza che il terriccio sottostante è compatto, non drena ed è necessario cambiare il substrato.

Con il metodo di irrigazione per immersione, invece, l’acqua risale all’interno del vaso prima per saturazione e poi per capillarità. Se il vaso è in coccio potrete notare sulla parte esterna del vaso il livello fino al quale l’acqua risale. Nella risalita per capillarità non ci sarà né compattamento né intasamento degli spazi e quindi l’aria circolerà in modo perfetto. 

Ma l’acqua nel sottovaso non va eliminata?

So che state già pensando che avete letto che non bisogna mai lasciare acqua nel sottovaso quando si annaffia perché le radici marciscono. Questo è infatti assolutamente vero ma solo nel caso in cui si bagna bagnando il vaso dalla parte superiore.

 La spiegazione è molto semplice: se si bagna dall’alto, il vaso si satura di acqua e la presenza dell’acqua negli spazi tra le fibre elimina l’aria. Se non si toglie l’acqua in eccesso dal sottovaso il substrato non riesce a sgrondare l’eccesso di acqua e le radici rimangono immerse nell’acqua, senza aria e quindi senza ossigeno (l’ossigeno serve alla radice per fare la ‘’respirazione’’).

Con il metodo di irrigazione per immersione, invece, l’acqua nel vaso risale per la maggior parte per capillarità lasciando liberi gli spazi per la circolazione dell’aria quindi non ci saranno problemi di asfissia radicale, anzi dato che il terriccio non si compatta e resta sempre soffice la disponibilità di aria sarà sempre la stessa nel tempo, simile a quella che il terriccio o il substrato aveva al momento del rinvaso.

Questo sistema ha numerosi altri vantaggi:

  • Non avrete più bisogno di capire quanto e quando bagnare le vostre piante perché saranno loro a dirvi quando farlo, consumando più o meno velocemente l’acqua nel sottovaso come abbiamo già spiegato sopra.
  • Nel caso utilizziate acqua dell’acquedotto calcarea, nel tempo si potrebbe innalzare troppo il pH del substrato, il periodo di decantazione che l’acqua trascorre nel sottovaso permetterà di non avere più problemi di clorosi nelle vostre piante. Noterete quindi che la superficie interna del sottovaso ed esterna del vaso fino al punto in cui l’acqua risale per capillarità (nel caso utilizziate vasi in terracotta) si ricoprirà di una patina bianca che nel tempo diventerà sempre più consistente. Il vaso di terracotta con il suo materiale poroso filtra l’acqua lasciando il calcare all’esterno.  Se utilizzate vasi di plastica la presenza del segno bianco si limiterà al livello a cui arriva l’acqua nel sottovaso.  Questa patina è il calcare presente nell’acqua che rimane all’esterno del substrato eliminando la necessità di fare trattamenti annuali preventivi contro la clorosi.
  • Un altro indiscutibile vantaggio è rappresentato dalla evaporazione di una parte dell’acqua contenuta dal sottovaso che migliorerà la presenza di umidità nell’aria proprio vicino alla chioma della vostra pianta.
Il calcare viene filtrato dal materiale poroso del vaso e resta all'esterno
Il calcare viene filtrato dal materiale poroso del vaso e resta all’esterno

Irrigazione per immersione con porta vaso

Nel caso non vi piaccia dal punto di vista estetico la presenza di un sottovaso forzatamente di plastica e di un vaso che presenta all’esterno i segni del calcare potete utilizzare un porta vaso che contenga entrambi nascondendo vaso e sottovaso. È importante però che il porta vaso sia abbastanza ampio, deve avere un diametro di almeno 4-5 cm maggiore del diametro superiore del vaso in cui è coltivata la pianta.

 I motivi di questa ampia dimensione sono due: ci deve essere una buona quantità di aria che circola attorno al vaso, gli scambi gassosi tra il substrato e l’esterno sono fondamentali e perchè questo accada, l’aria deve circolare il più liberamente possibile. 

L’altro motivo è la necessità di inserire sul fondo 5 cm di acqua per l’irrigazione e se il porta vaso è ampio la riserva d’acqua durerà più a lungo.

Fioriere

Questo sistema permette di utilizzare anche ampie fioriere in cui inserire numerose piante con diverse esigenze di irrigazione. Come per il caso precedente la fioriera dovrà essere abbastanza ampia per lasciar circolare l’aria e avere un fondo impermeabile in cui mettere 5 cm di acqua oppure utilizzando sottovasi diversi uno per ogni pianta, sempre di ampie dimensioni. Quest’ultima possibilità è un po’ meno comoda rispetto l’utilizzo del fondo della fioriera.

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