Cos’è la clorosi ferrica.

Non è una malattia, non è dovuta a fattori biotici, quindi la causa non sono funghi, né batteri, virus o altro.  Si tratta di una carenza di un microelemento, il ferro, normalmente facilmente e abbondantemente disponibile nei terreni, ma che a volte diventa insolubile e quindi non assorbile dalle piante.  La causa di questa carenza, quindi, non è la sua mancanza ma l’incapacità da parte delle piante colpite da clorosi di assorbire sufficienti quantità di ferro dal terreno.

A cosa è dovuta questa incapacità? La risposta è semplice: a pH elevati, di solito superiore a 8,5, il ferro si trasforma in composti che le radici non riescono ad assorbire e nelle piante acidofile questo avviene a pH ancora più basso, addirittura neutro o sub-acido a seconda delle piante.

Sintomi:

La carenza di ferro si manifesta inizialmente con un colore verde delle foglie meno intenso; man mano che passa il tempo vedrete sbiadire le foglie sempre più fino ad arrivare ad un colore tendente al giallo e a virare verso il bianco nei casi più gravi. Questo stesso sintomo di perdita del colore verde, si ha in caso di carenza di azoto ma con una differenza molto facilmente riconoscibile: nel caso di clorosi le nervature delle foglie restano verdi.

Questa perdita di colore è dovuta al fatto che il ferro entra a far parte della molecola della clorofilla, che colora di verde le foglie e quindi, se la pianta non ha a disposizione il ferro non riesce a produrla. Se non si interviene il passo successivo è la necrosi fogliare con conseguente disseccamento e caduta della foglia.

Cosa fare:

Visto che la causa di questa carenza è il pH del terreno, inadatto alla coltivazione della pianta colpita da clorosi, la prima cosa da fare è verificare il pH del terreno, se supera pH 8,5 o se la pianta è acidofila (in tal caso cercate quale pH necessita) procedete all’acidificazione del terreno. Una volta modificato il pH il ferro sarà di nuovo disponibile e il colore verde brillante e intenso ricomparirà.

Potrebbe però verificarsi il caso in cui non sia possibile per vari motivi procedere all’acidificazione del terreno, in tal caso si può intervenire somministrando concimi a base di ferro: solfato di ferro o chelati di ferro.

Il solfato di ferro si scioglie in acqua e si distribuisce nella zona di terreno interessata dalle radici assorbenti, quella zona attorno alla proiezione della chioma della pianta sul terreno. Si rischia però che, a causa del pH ancora elevato, il ferro venga rapidamente insolubilizzato senza migliorare, quindi, la situazione. Sarà necessario ripetere più volte il trattamento, a distanza di almeno 2 settimane una dall’altra, in modo che la parte acidificante della molecola, il solfato, agisca abbassando il pH. Il solfato di ferro è utile nel caso abbiate piante in vaso con un pH non troppo elevato.

I chelati di ferro, essendo composti organici, rimangono nella soluzione circolante del terreno e vengono assorbiti dalle radici ma possono anche essere distribuiti sulle foglie, naturalmente dopo averli sciolti in acqua e in assenza di sole diretto.

Quando:

Il momento migliore per fare questo tipo di trattamento è la primavera, quando la pianta è nella fase della ripresa vegetativa, dopo aver messo le foglie se è una caducifoglia.

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