Sembra assurdo che si debba ancora ribadire un concetto così tanto discusso e su cui ormai tecnici e arboricoltori sono tutti concordi, ma riteniamo giusto ribadirlo e spiegarne il motivo per tutti quelli, e ce ne sono tanti, che ancora sono convinti dell’efficacia del mastice.

Nota dell’autrice:

Noterete che nell’articolo parlo di piante e non solo nello specifico di Alberi, il motivo è che fino ad oggi queste importanti considerazioni sono state studiate e divulgate in relazione agli alberi.

Sono convinta, però, che tutto quello che vale per gli alberi vale anche per gli arbusti che hanno le stesse caratteristiche di un albero e quindi secondo me anche le stesse reazioni. Quindi tutto ciò che vale per l’albero vale anche per l’arbusto, dall’uso del mastice alla potatura ecc.

Le ferite che vengono prodotte dalle potature, ma non solo, perfino quelle originate da altre cause anche naturali, sono porte aperte attraverso le quali possono entrare diversi organismi tra cui quelli che sono responsabili degrado del legno interno. Normalmente questo deperimento è causato da funghi e batteri ed è comunemente definito ‘’carie del legno’’ perché il risultato è molto simile a quello che la ‘’carie’’ provoca sui denti.

E fin qui siamo tutti concordi, chi usa e usava il mastice era ed è convinto che l’utilizzo di mastice, o altri prodotti come vernici o cere, siano efficaci perché isolano il taglio impedendo ad i patogeni di entrare. NON E’ COSI’ 

Numerose ricerche hanno dimostrato che questi prodotti NON aiutano a chiudere le ferite e NON proteggono dall’ingresso di spore di funghi o altri patogeni che provocano marciumi del legno. Quello che è stato dimostrato ed è certo è che, al contrario, li attirano e li proteggono al loro interno.

 La ferita può essere infettata dai patogeni contestualmente alla creazione del taglio, perché presenti nell’aria o addirittura sulle lame degli attrezzi utilizzati. L’utilizzo del mastice anche se avviene contestualmente non impedisce la presenza dei patogeni e crea un perfetto ambiente umido, protetto dagli agenti esterni, caldo quanto basta, ideale per lo sviluppo dei patogeni eventualmente presenti.

Ma anche se fossimo molto fortunati e sulla ferita precedentemente alla distribuzione del mastice non ci fosse nemmeno l’ombra di un patogeno, il rivestimento con questi prodotti, anche accuratamente distribuito, col tempo ed esposto al sole si spaccherebbe creando fessure attraverso le quali possono facilmente penetrare i patogeni che sono presenti nell’aria facendo diventare la ferita che crediamo sigillata, un perfetto ambiente di incubazione e sviluppo di carie e marciumi.

Inoltre la presenza di questi prodotti ostacola il naturale accrescimento dei tessuti del collare che hanno il compito di chiudere la ferita, sempre che il taglio sia stato fatto correttamente.

Ricordiamo inoltre che alcuni prodotti utilizzati, come quelli a base di bitume, sono fitotossici.
Il mastice o qualsiasi prodotto cicatrizzante non va utilizzato a prescindere dalla dimensione del taglio, anche su quelli di dimensione importante.

 Un taglio ben fatto rimargina più rapidamente se viene lasciato all’aria.

Vediamo perchè

E’ risaputo che le piante a differenza degli animali formano delle barriere che impediscono agli organismi patogeni di diffondersi e aggredire il legno causando la ‘’carie’’ infatti possono produrre nuove cellule e isolare (compartimentare è il termine corretto) le ferite.

La compartimentalizzazione è un processo con cui le piante reagiscono formando delle barriere attorno alle ferite che impediscono ai patogeni di penetrare nel legno.

Per approfondire il concetto vi consigliamo di leggere la teoria del CODIT, del Dottor Alex Shigo, un modello per descrivere il processo di compartimentalizzazione delle ferite.

Il lavoro di creazione delle barriere (compartimentalizzazione) comporta da parte della pianta un notevole sforzo energetico e sarà tanto più efficace quanto più forte sarà la pianta (cioè la sua riserva energetica) e ovviamente quanto sarà più debole il patogeno. Va da sé che una pianta debole, aggredita magari da un patogeno forte, ha minori possibilità di difendersi e piante deboli sono certamente quelle che vengono ripetutamente potate, quindi vale anche il concetto spesso ribadito: LA POTATURA NON RINFORZA LE PIANTE.

 Invece di utilizzare i mastici si dovrebbe imparare che alcune pratiche che vengono spesso utilizzate distruggono le barriere difensive della pianta

 quindi: NO a

  • Potature non corrette che riguardano ampie porzioni della pianta (riducono la riserva energetica)
  • Potature che creano ferite ampie ed estese
  • Taglio dei rami a filo tronco che danneggiano il ‘’collare’’ del ramo che produce i tessuti che devono chiudere la ferita
  • Pulizia delle cavità fino ad arrivare al legno sano (dendrochirurgia) che elimina le barriere difensive
  • Drenaggi delle cavità, l’eventuale presenza di acqua all’interno di una cavità impedisce la presenza di funghi perché crea un ambiente asfittico mentre i funghi hanno bisogno di aria per vivere

Spero di aver convinto anche i più affezionati al mastice!

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