Mi è capitato spesso di progettare giardini ‘’ex novo’’ partendo da un’area da inventare da zero, ma a volte sono stata chiamata per recuperare giardini datati che il tempo e l’incuria hanno rovinato. Queste esperienze sono sempre interessanti perché non si ha mano libera, si deve tener conto del disegno originale del giardino, valutare se e come apportare cambiamenti, ma soprattutto decidere quanta e quale parte delle piante conservare o eliminare. Insomma è una bella sfida con avversari importanti, e a me piacciono le sfide!

Vi voglio raccontare una delle sfide più difficili: un giardino degli anni ’60 molto trascurato e nel tempo trasformato in un bosco a causa della crescita degli alberi, piantati in numero eccessivo, che hanno oscurato completamente il sole, negli anni trascorsi, impedendo la crescita del prato ma anche degli arbusti, morti ad uno ad uno per mancanza di luce.

La parte più compromessa del giardino, e di cui voglio raccontarvi la trasformazione, è proprio l’ingresso.

L’ingresso, che porta anche all’ingresso di casa, è per un giardino il fiore all’occhiello di tutta l’area. E’ il biglietto da visita di tutto l’edificio e chi entra ne deve riceve sensazioni positive, deve essere gradevolmente colpito da armonie di forme e colori.

Ebbene entrando in questo giardino si veniva accolti da un lungo percorso rettilineo, insignificante e pavimentato con le classiche piastre quadrate in graniglia, tipiche di quegli anni. Niente induceva a guardarsi intorno perché niente, attorno, attirava l’attenzione; ma anche perché il percorso era spesso infangato dalla terra, che ruscellava con la pioggia da un fantomatico prato privo di erba e bisognava fare attenzione a non scivolare e a non sporcarsi troppo le scarpe per non portare terra in casa. Pessime sensazioni quindi all’ingresso di questa dimora: incuria, abbandono, disordine…

Come appariva l’ingresso del giardino

La mancanza totale di luce, causata da 2 magnifici Acer palmatum e da alcune Betulle, impediva la crescita di un prato in grado di trattenere la terra, anche a causa di una pendenza che, contro ogni logica, era inclinata verso casa.

Ecco la sfida: trasformare tutto ciò in un’immagine piacevole, uno spazio gradevole, con stile e personalità, ma funzionale e in grado di risolvere i problemi pratici.

Sfida accettata. Non è stato facile ma alla fine sono bastati pochi dettagli, ma significativi, per ribaltare completamente le sensazioni comunicate da questo spazio.

Il percorso è stato rialzato e modificato nella sua forma: da lungo e dritto è diventato curvilineo, creando al suo interno una piacevole ansa. I percorsi curvilinei sono sempre di grande effetto perché sembrano moltiplicare lo spazio. Realizzato con pietre di luserna posate a secco è stato contornato, qui e là, da piccole luci spot a incasso, per facilitare il cammino nelle ore buie e per creare intriganti effetti di luce e ombra. Entrando si ha ora una sensazione di ampio respiro, lo spazio appare ampliato anche se le dimensioni dell’area sono ancora quelle iniziali.

Nuovo ingresso con linee curve che ampliano lo sguardo, bordo con piante da ombra
Il nuovo ingresso del giardino

Impossibile toccare gli Aceri, troppo belli e interessanti, sono stati solo ripuliti dal secco rispettando la loro magnifica forma naturale. Quindi niente prato sotto di loro, ma un gradevole spazio da sottobosco con Helleborus, Vinca, Liriope ed altre piante da ombra, che la curva del vialetto ci costringe ad osservare, una volta entrati e su cui spiccano le bianche cortecce delle Betulle.

Piante da sottobosco
Piante da sottobosco

Gli ellebori orientali, posizionati presso l’ingresso di casa, fioriranno a fine inverno regalando una piacevole e inaspettata colorazione. Attorno al percorso ciottoli di marmo verde fanno risaltare sia il sentiero, sia la vegetazione di contorno. (vedi foto in alto)

Ah dimenticavo, il Golden retriever di casa ha ringraziato sentitamente, piazzandosi sopra le Vinca, che rustiche e resistenti hanno sopportato l’intruso senza problemi!