L’identificazione di una pianta col nome del genere e della specie prende il nome di sistema di classificazione binomio.

Questo modo di classificare le piante è stato sviluppato nel diciottesimo secolo dallo studioso svedese Carlo Linneo ed è espresso generalmente in latino, lingua universalmente utilizzata dal ceto colto di allora.

    L’utilizzo di questo sistema di nomenclatura, legato all’uso di due nomi (quello del genere maiuscolo e quello della specie minuscolo) è molto importante poiché è usato e riconosciuto universalmente ed è impossibile chiamare due piante diverse con lo stesso nome, come invece può accadere utilizzando nomi comuni o locali, cioè nomi, detti ‘’volgari’’ legati all’uso nel luogo in cui vengono utilizzati.

    Il nome volgare è legato al territorio specifico in cui è nato ed è stato utilizzato e quindi può cambiare in funzione del luogo in cui ci si trova dando adito ad incomprensioni. Un esempio chiarificatore del problema può essere questo: col nome comune “biancospino” nel nord milanese, in particolare nella Brianza, vengono indicate le spiree a fioritura primaverile (Spiraea thunbergii) mentre nelle zone a sud Milano, questo nome volgare è utilizzato per indicare i Crataegus oxiacantha e monogina, provocando notevoli confusioni e facili incomprensioni. Col nome scientifico latino, invece, quando si parla di Spiraea thunbergii, o di Crataegus monogina, ci si riferisce a quell’arbusto o a quell’albero e solo a quello.

Come si pronunciano i nomi latini

    Può risultare utile, per quanti non hanno fatto studi classici, fornire qualche indicazione sulla pronuncia dei nomi latini.

  • Il dittongo “AE” si pronuncia “E” (esempio: Spiraea si pronuncia Spirea, Crataegus si pronuncia Crategus)
  • “PH” si pronuncia “F” (esempio: Philadelphus si pronuncia Filadelfus)
  • Il dittongo “OE” si pronuncia “E” (ad esempio: Coeruleo si pronuncia Ceruleo)
  • La “Y” e la “J” si pronunciano “I”
  • La “H” è muta (ad esempio: Hydrangea si pronuncia Idrangea)
  • La “T” seguita da vocale si pronuncia “Z” (ad esempio: Kentia si pronuncia Kenzia)

E’ opportuno segnalare che, soprattutto nei nomi delle varietà, spesso si usano termini inglesi o francesi, derivanti a volte dal nome del classificatore che per primo ha individuato o ottenuto la varietà. Evidentemente tali nomi vanno letti con la pronuncia della lingua relativa.