La nomenclatura ideata da Linneo è fondata sull’unione fra un nome proprio, che indica il genere il genere, ed un aggettivo specifico che caratterizza la specie (chiamata comunemente ‘’nomenclatura binomia’’). Tutti i nomi, qualunque sia l’origine, sono scritti e pronunciati in latino.

Famiglia

Nella categoria sistematica indicata col nome ‘’famiglia’’ sono raccolti i generi che hanno in comune alcuni caratteri molto simili, in genere le somiglianze riguardano le caratteristiche di fiori e frutti.

    Nella famiglia delle Fagacee, ad esempio, sono inseriti, oltre ad altri, tre generi apparentemente molto diversi: Fagus, Castanea, Quercus che hanno in comune caratteri nei fiori molto simili e tipica copertura che avvolge i loro frutti: nel genere  Quercus solo nella parte superiore (la scodellina che avvolge la noce della ghianda), mentre nel genere Castanea e Fagus avvolge completamente i semi (il riccio che avvolge le castagne e le faggiole).

Genere

Nel genere abbiamo raggruppate le specie affini, cioè quelle specie che hanno delle somiglianze in determinati caratteri. Nella definizione classica di genere vi è indicata anche questa caratteristica. Nel genere Tilia, ad esempio, troviamo piante con foglia e frutto simili, ma non uguali.

Il nome del genere viene indicato con la lettera iniziale maiuscola.

Normalmente i nomi dei generi derivano dal nome comune usato dai latini per indicare le piante, o da nomi volgari di altre lingue, come ad esempio il greco, o da nomi propri di personaggi importanti o di studiosi, spesso di botanici e scopritori di piante.

Specie

E’ la categoria sistematica più bassa,  identifica il singolo individuo,  e raccoglie gli individui che:

a – sono simili in tutti i caratteri essenziali;

b – possono fecondarsi tra loro dando origine a discendenti simili ai genitori e a loro volta capaci di riprodursi.

Il nome della specie viene indicato con la lettera iniziale minuscola.

Varietà, cultivar e clone

A volte, gli individui, nell’ambito della stessa specie possono presentare differenti caratteri di dettaglio, ad esempio un diverso portamento della chioma, o la colorazione della foglia o del fiore ecc..

    Se queste differenze sono dovute a un patrimonio genetico diverso e possono essere trasmesse ai discendenti, tutti gli individui che presentano queste caratteristiche vengono raggruppati in una sottocategoria sistematica che prende il nome di “varietà”, e che viene indicata con l’aggiunta di un terzo nome tra virgolette semplici (ad es. Fagus sylvatica ‘Pendula’).

    Se queste differenze, invece, possono essere attribuibili solo a fattori ambientali, e non sono legate al codice genetico e quindi non  sono trasmissibili geneticamente ai discendenti, non si tratta di una diversa varietà.

    Le ortensie macrofilla (Hydrangea hortensis ‘Macrophylla’), ad esempio, se vengono coltivate in terreni a pH acido e con un contenuto specifico di microelementi, il colore del fiore nella stessa pianta cambia da rosa ad azzurro, quindi il colore del fiore cambia in funzione del terreno in cui sono coltivate. Il colore del fiore  dovuto, quindi, all’ambiente in cui vegetano non è trasmissibile ai discendenti; non si tratta, quindi, di due diverse varietà.

    Al contrario, ad esempio, nel caso del Lillà (Syringa vulgaris) la colorazione dei fiori lilla, da cui prende il nome volgare, è indipendente da fattori ambientali e contraddistingue due diverse varietà (Syringa vulgaris ‘ Madame Lemoine’ a fiore bianco.

    Le varietà possono essersi  originate spontaneamente in natura, e quindi essere  ‘naturali’, o ottenute ricercate artificialmente dall’uomo e quindi si parla in genere di varietà orticola.

   L’insieme degli individui che derivano da un unico genitore (pianta madre) per moltiplicazione vegetativa, invece viene definito clone.  Quindi ogni pianta riprodotta per via vegetativa, costituisce un clone.